APPIANO GENTILE (Como), 29 dicembre 2010 – È nato ufficialmente stamane il nuovo corso nerazzurro targato Leonardo. Il tecnico brasiliano, accompagnato dal presidente Massimo Moratti e da Marco Branca, si è subito calato nei panni del nuovo condottiero: “Sono un romantico. Non cercavo un lavoro, cercavo un sogno, e questa è la sfida più grande che ci sia”. A proposito della sua breve parentesi da allenatore sull’altra sponda del Naviglio: “Quando ho finito con il Milan non ero sicuro di continuare – confessa Leo – però credo che questa opportunità mi abbia dato certezza su quello che voglio fare. Non so se altre proposte mi avrebbero fatto alzare dal letto con questa voglia”. Moratti: “Si capisce chiaramente che sono felicissimo della scelta. Ora lasciamolo lavorare senza pressione, ma con tutte le ambizioni che deve avere il club campione del mondo”. Sul Mercato: “Oggi c’è Leonardo, non c’è più Benitez: vorrà dire che ora prenderò cinque giocatori”, sorride il patron che poi ricorda “L’obiettivo è far bene dal punto di vista calcistico e di bilancio. Con questo non voglio togliere l’entusiasmo e non è detto che non farò qualcosa nel mercato di gennaio”.
IMPOSSIBILE DIRE NO – L’emozione per il nuovo incarico non condiziona la saggezza di Leonardo, che esprime a parole tutta la sua felicità: “Era un’opportunità meravigliosa. Il rapporto col presidente è nato in modo naturale. Ci sono state tante cose che mi hanno portato qui. Non cambiano le gerarchie: lui è il presidente e io l’allenatore, ma la stima è molto forte”.
ENTUSIASMO – A chi gli fa notare un certo senso di appagamento e soprattutto di entusiasmo da parte dei giocatori dell’Inter in questi ultimi mesi, Leonardo replica: “Non c’è il mago, non c’è ricetta. Questa squadra ha fatto dello stimolo, della voglia e dell’entusiasmo la sua ricetta. Io devo metterli in condizione di star bene, ovvero in condizioni normali”. Poi aggiunge: “La normalità di questa squadra è l’entusiasmo. Non c’è un problema di appagamento, al Mondiale è ripartita alla grande. L’Inter deve pensare solo alle cose belle quest’anno, non agli infortuni. Io oggi quando vedo l’Inter la vedo là, in cima al Mondo”.
IDENTITÀ – Quanto all’ideologia tattica, il nuovo allenatore nerazzurro confida: “Se pensiamo all’ultimo anno e mezzo, ci sono tante cose che condivido. Dopo c’è una caratteristica, fatta di grande ritmo, forza. Con il tempo questa squadra è riuscita a sviluppare il suo gioco ed a farlo in maniera molto concreta. Poi dipende da tanti altri fattori, ma la base la condivido pienamente”. Sul lavoro svolto fin qui da Benitez: “Quando si cambia una gestione, possono succedere dei rischi. C’è un momento di assestamento. In questo periodo gli infortuni hanno pesato tanto ma è stato altrettanto vero che tanti infortunati sono stati recuperati in tempo per il Mondiale ed ora sono disponibili, eccetto Samuel e Sneijder per un po’. Dovremo trovare una forma giusta per arrivare alla fine del campionato senza infortuni”.
LA CHIAVE – L’idillio tra i giocatori e Mourinho non si è ripetuto con Rafa Benitez. Per Leonardo, il quale considera “José un grande. Ci siamo confrontati tante volte. Io lo considero un fuoriclasse. Dietro le sue brillanti conferenze stampa c’è un lavoro infinito”, il compito principale di un allenatore consiste proprio nel costruire il gruppo partendo dai singoli interpreti: “Ogni giocatore, ogni persona, ha una chiave. L’importante è trovare la chiave con ogni giocatore, poi viene il gruppo che è formato da singoli. Il mio linguaggio può essere diverso tra uno e l’altro giocatore. Devo capirli, valorizzarli, per arrivare al massimo della loro condizione. Questo – prosegue Leo – è un momento nel quale devo osservare, non voglio cambiare le abitudini ma aggiungere ciò che penso alle idee di base. In questi due giorni ho toccato tante cose, sono più quelle buone che quelle cattive, proverò a migliorare quest’ultime. Voglio farmi conoscere piano piano come gestore”. E sul ritardo di 13 punti in campionato dai cugini rossoneri: “Questa squadra è una realtà, non bisogna ripartire, è una realtà. È altrettanto vero che non abbiamo tempo, giochiamo già il 6 gennaio. E poi, sarà fondamentale gestire al meglio le due partite che dobbiamo recuperare” (contro Cesena e Fiorentina, ndr).
MERCATO – Sul possibile scenario della sessione invernale: “Non dobbiamo prendere tanto per prendere. Ho parlato tanto con Branca ed il presidente Moratti. Il mercato è anche una questione di opportunità, capire se è il nuovo sarà in grado in inserirsi bene nel nostro contesto. Kakà? Conoscendolo non credo andrà mai via dal Real senza aver fatto bene. Lo sento spesso. Lui è quasi a posto, si metterà a disposizione e avrà davanti un’annata. Non vede l’ora di giocare. Lui vuole far bene al Real”.
LA SFIDA PIÙ GRANDE – Tredici anni in rossonero, tra cui anche uno da allenatore, sei mesi di studio ed oggi l’approdo sulla panchina dei rivali di sempre: “Io non ho mai vissuto il Milan come nemico dell’Inter – confessa Leonardo -. Questa è una città di grande cultura, si vive molto bene questa rivalità, c’è rispetto verso l’altro. Ho vissuto il Milan, restando fedele al 100% per tutto il tempo che sono rimasto lì”. Il brasiliano lancia poi una frecciatina al suo ex club, in merito alla sua ultima esperienza da tecnico e quindi al conflitto con il presidente Berlusconi: “Quando ho finito con il Milan non ero sicuro di continuare la carriera da allenatore, però credo che questa opportunità mi ha abbia dato certezza su quello che voglio fare. Non so se altre proposte mi avrebbero fatto alzare dal letto con questa voglia, questa di sicuro sì”.
Giuseppe Bruni