Martedì 22 Maggio 2012
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La Coppa Italia resta all’Inter. Palermo battuto all’Olimpico.

Pubblicato il: 29/5/2011 alle 23:01 da - CALCIOEDITORIALE.COM

ROMA, 29 maggio 2011 – L’Inter vince la settima Coppa Italia della sua storia, la seconda consecutiva. I nerazzurri battono il Palermo in finale per 3-1, grazie alla doppietta dello straripante Eto’o ed al sigillo finale di Milito. Nel mezzo tanto gioco e qualche buona occasione per la squadra di Rossi, tra cui il momentaneo 2-1 di Munoz espulso appena due minuti più tardi. Il successo dei nerazzurri va a sommarsi alle vittorie in Supercoppa italiana e Coppa del Mondo conquistate nella prima metà di stagione.

CORAGGIO E FORZA – Il Palermo entra in campo con un piglio deciso e mette in chiaro subito due cose. La voglia di riscatto dopo la pesante sconfitta casalinga nell’ultima di campionato contro il Chievo e, soprattutto, il coraggio di fare la storia in una competizione mai vinta finora. Rossi sceglie Ilicic e Pastore alle spalle di Hernandez nel consueto modulo ad albero di Natale. Di contro, Leonardo ritrova Sneijder dal primo minuto e colma l’assenza dello squalificato Maicon con il giapponese Nagatomo. Davanti, il duo Pazzini-Eto’o.

PASTORE SCIUPA – Come accennato, l’avvio di gara è tutto di marca rosanero. Entrambe le formazioni giocano molto accorte, alte, e badano, quale consuetudine orrenda del calcio nostrano, più a non prenderle che a far male. Nei primi venti minuti ci provano Pastore, due volte di cui la prima allungandosi la sfera a tu per tu con Julio Cesar, ed Hernandez, il quale non riesce ad incrociare il tiro dal fronte destro dell’area grande. L’Inter invece assiste in sordina e non da cenni di risveglio nella metà avversaria. Sino al minuto 26. Quello buono per colpire.

ETO’O C’E’ – Il frutto dell’1-0 matura infatti con una ripartenza fulminea. Motta intercetta il pallone ad Acquah ed avvia il contropiede servendo Sneijeder, che di prima intenzione inventa un filtrante delizioso sul fronte sinistro del campo. Lì c’è il solito, onnipresente, Samuel Eto’o’: il camerunese alimenta la sua corsa palla al piede e fredda Sirigu in uscita. Portiere a destra e pallone nell’angolo opposto. Con il minimo sforzo, davvero minimo, di fatto i nerazzurri si trovano avanti al termine dei tre minuti di recupero concessi da Morganti. Il tutto grazie anche a Julio Cesar, decisivo nel finale di tempo con un prodigio di puro istinto dopo una carambola in mischia.

PARATONE JULIO CESAR – Rossi aspetta qualche minuto ad inizio ripresa e poi getta nella mischia l’acclamato Miccoli, in campo al 10’ al posto di Acquah. Ed il Maradona del Salento impiega appena cinque minuti per creare il primo brivido ai nerazzurri A spuntarla pero’ è ancora il portiere brasiliano: strepitoso il balzo a destra, con il quale l’estremo difensore toglie dall’angolino il colpo di testa ben indirizzato dall’attaccante.

IMMENSAMENTE ETO’O – Il quartetto offensivo al quale si aggrappa il Palermo per recuperare lo svantaggio produce un forcing breve ma intenso. Miccoli ci riprova, questa volta dal limite, ma la conclusione mancina sbatte sul muro avversario. Stesso esito per Hernandez, che spara in corsa dopo una bella discesa di Cassani sulla destra. Malgrado la pressione e l’inerzia appannaggio, il Palermo deve fare i conti con il contropiede nerazzurro. Fatale, ancora, sull’asse Motta-Sneijder e, come da copione, Eto’o. Questa volta il centrocampista brasiliano ruba palla a Pastore ed innesca l’olandese che apre a destra per il liberissimo Samuel. Il numero 9 controlla, alza la testa e spiazza Sirigu sempre in uscita.

MUNOZ, GOAL E ROSSO – Il 2-0 spegne l’entusiasmo del Palermo per circa dodici minuti. Tanti quanti bastano a Munoz, dimenticato da Lucio e compagni a due passi dalla porta su azione d’angolo, per restituire un pizzico di interesse ed emozione ad una gara che sembrava ormai chiusa. La gioia dura pero’ davvero pochi secondi, ovvero sino a quando il difensore stende al limite dell’area il neo entrato Mariga e riceve il rosso, forse eccessivo, da Morganti che obbliga i rosanero a cercare la rimonta in inferiorità nei restanti cinque minuti di extra-time.

APPLAUSI – Dal calcio di punizione scaturisce l’ennesima conferma che in questa Inter, in particolare lo è stato in questa annata, uno come Eto’o è fondamentale dalla A alla Z. Solo la traversa, a portiere battuto, nega la 38esima zampata del leone africano su 53 partite sin qui disputate. Dettagli, per lui che con la doppietta di questa stasera raggiunge quota 37 reti superando di fatto i 36 messi a segno con il Barcelona nel 2008-2009. Eccezionale, per intelligenza calcistica e continuità di rendimento, nonostante le fatiche dell’anno passato con l’Inter ed il mondiale con la propria nazionale.

IL PRINCIPE, UN ANNO DOPO – Forte di una rete e di un uomo in più, i nerazzurri sfiorano ancora il tris con Sneijder: destro a giro da fuori sul quale Sirigu vola e devia sul fondo. In campo ora c’è anche Diego Milito, alla ricerca di quello che l’anno passato riusciva a meraviglia quasi ad ogni occasione. Il goal. Puntuale, come un degno finale che si rispetti dopo la travagliata stagione vissuta più in infermeria che sul rettangolo verde, ecco materializzarsi di nuovo il Principe del Vernal. Appena in tempo, al minuto 92′. Fa tutto Pandev. Il macedone, partito anch’egli dalla panchina ed entrato nel secondo tempo al posto di Pazzini, sguscia a Cassani e ricama una sorta di rigore in movimento che Milito, ben appostato, non sbaglia. Il 3-1 dà il là ufficiale alla festa dell’Inter ed alla pioggia di complimenti per l’eroe di Madrid, sommerso da una valanga di abbracci. Tocca proprio a lui chiudere in bellezza l’anno dell’Inter post-triplete per lasciar spazio a quello appena concluso. Da oggi, grazie alla Coppa Italia, l’anno del mini-triplete. Un gradino sotto ma pur sempre figlio degli straordinari trionfi nerazzurri, 15 negli ultimi 7 anni. Il primo della nuova era targata Leonardo.

Giuseppe Bruni

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